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giovedì 5 settembre 2013

Società Semplice Agricola

Costituire una Impresa Semplice Agricola

Date le importanti agevolazioni fiscali che possono beneficiare le Imprese Semplici Agricole è importante precisare l'iter per poter costituire una Impresa Semplice Agricola
Se la Società è costituita senza l'apporto di beni immobili, come può accadere nel caso in cui terreni ed eventuali capannoni siano locati, è sufficiente redarre un atto costitutivo in forma di scrittura privata sottoscritta da tutti i soci e registrata entro 20 giorni presso l'Agenzia delle Entrate, previo pagamento  con modello F23 dell'imposta di registro in misura fissa  di euro 168 euro oltre euro 3,72 di tributi speciali ed una marca da bollo di euro 16,00 ogni 100 righe della scrittura privata (atto costitutivo). 
Entro 30 giorni dalla firma dell' atto costitutivo è necessaria l' iscrizione telematica presso il Registro Imprese.
Nel caso in cui vi fosse conferimento di beni mobili registrati o beni immobili, da parte di almeno uno soci, è ovviamente necessario l'intervento di un notaio data la forma dei conferimenti. 

giovedì 8 agosto 2013

Regime Forfettario Agriturismi

Agriturismi: Regime Fiscale Forfettario Si, Regime Fiscale Forfettario No?
In caso di agriturismi che optano per il regime forfettario non dovranno fare la differenza tra entrate ed uscite per il pagamento dell'IVA e dell'IRPEF, ma sono tenuti a versare il 50% dell'IVA fatturata e conteggiare l'IRPEF solo sul 25% del fatturato in base alle aliquote a scaglioni, in soldoni con il regime forfettario è previsto un abbattimento del 75% del fatturato.
La convenienza verso il regime ordinario o quello forfettario, dipende dai costi che un agriturismo ha o deve sostenere. Per semplificare, se un agriturismo dovesse effettuare importanti lavori di ristrutturazione es. 1 milione di euro, molto probabilmente per dieci anni avrà convenienza a non utilizzare il regime forfettario. Ci siamo riferiti ad un arco temporale di 10 anni soltanto perchè i lavori di ristrutturazione saranno ammortizzati in dieci anni.
Ricordiamo inoltre che in caso di opzione per il regime ordinario qualora si usufruisse di contributi a fondo perduto (es. P.S.R.) i contributi verranno detratti dai costi in quanto risulteranno in bilancio un partita di natura positiva, in caso di regime forfettario invece i contributi PSR non saranno tassati.

lunedì 29 aprile 2013

Prelazione agraria: chiarimenti

Il diritto di prelazione agraria nasce con lo scopo di favorire: •la ricomposizione fondiaria (prelazione del confinante),
•la tutela dell’integrità dell’azienda agricola (prelazione del partecipante),
•il mantenimento all’interno della famiglia del patrimonio aziendale (prelazione del coerede),
•la continuazione dell’impresa agricola già stabilita sul fondo (prelazione dell’affittuario).

Il diritto di prelazione per l'acquisto dei terreni condotti in affitto o confinanti è riservato ai coltivatori diretti o alle società agricole di persone, ma solo se almeno la metà dei soci è in possesso della qualifica di coltivatore diretto o IAP. Ricordiamo in ogni caso per per aver diritto ad esercitare il diritto di prelazione agraria occorrono sia per l'affittuario che per il confinante almeno 2 anni di contributi INPS e per l'affittuario è necessario che il contratto di locazione sia in essere almeno da due anni, NON aver VENDUTO nel biennio precedente fondi di estensione compresa tra uno e i tre ettari, in base alla località e alla classe catastale, per un frutteto o vigneto.
Rimangono in ogni caso escluse dal diritto di prelazione tutte le società di capitale. Il confinante ha diritto di prelazione agraria purchè sul fondo posto in vendita non ci sia l’affittuario e purchè non ci siano strade che dividano i due fondi.
Fra tutte queste prelazioni esiste una GERARCHIA: la prelazione del partecipe all' impresa familiare prevale su quella del coerede, che a sua volta prevale su quella dell’affittuario, e quest’ultima prevale su quella del confinante. Qualora l’affittuario rinunci, la prelazione non passa al confinante e quindi il fondo risulta libero da qualsiasi prelazione.
Esercizio del DIRITTO di PRELAZIONE: tale diritto deve essere esercitato entro 30 gg. dal ricevimento del compromesso o verbale di aggiudicazione (in caso d’asta) attraverso l’invio di una raccomandata AR. , anche se la norma permette una comunicazione verbale, tale modalità per ovvi motivi è da sconsigliare; L’accettazione non deve essere condizionata, è sufficiente comunicare l’accettazione del compromesso così com’è, senza l’aggiunta di nessuna clausola, anche se migliorativa per il venditore, pena la perdita del diritto.

domenica 7 aprile 2013

Strategie di riduzione dei danni del cinghiale

Strategie di riduzione dei danni

Situazione attuale, censimento e monitoraggio

Se consideriamo un arco temporale che parte dalla fine del secondo conflitto mondiale ad oggi, è possibile osservare una forte espansione, numerica e spaziale, delle popolazioni di cinghiale (Sus scrofa) in tutta l’Europa centrale e occidentale (Melis et al., 2006; Moretti, 1995; Neet, 1995; Baubet, 1998; Marsan et al., 1995; Boitani et al., 1995; Mazzoni della Stella et al., 1995; Onida et al., 1995; Peracino e Bassano 1995; Gethöffer et al., 2007; Sodeikat e Pohlmeyer, 2002; Acevedo et al., 2006; Saenz de Buruaga et al., 1991; Herrero et al., 1995; Nores et al., 1995; Fruzinski, 1995; Csányi 1995). Le ragioni della crescita della popolazione non sono acclarate e definitive ma si possono ricondurre alla scarsità o all'assenza di predatori naturali come il lupo (Canis lupus) (Mattioli et al. 1995) e la lince (Lynx lynx) (Nores et al. Op. Cit.), ai profondi cambiamenti del paesaggio che, in Italia come in tutta Europa sono da ascrivere alla intensificazione delle pratiche agricole ed in particolare alla monocoltura del mais su grandi superfici (Fruzinski op. cit.); all'abbandono della zootecnia tradizionale che ha reso disponibili risorse trofiche prima precluse al cinghiale dal pascolo gestito (Saenz de Buruaga et al. op. cit., Nores et al. op. cit.) ed in fine, come ad esempio in Italia, il cinghiale ha beneficiato del rimboschimento delle zone collinari e montane a seguito dell’abbandono da parte dell’agricoltura di numerose zone di collina e di montagna.
Inevitabilmente, l'aumento incontrollato delle popolazioni del suide ha provocato numerosi motivi di conflittualità con l’uomo ed in particolare si è reso responsabile di un aumento dei danni alle colture (Macchi et al., 1995; Onida et al., op. cit., Schley e Roper, 2003). Il cinghiale è una specie onnivora, il cui regime alimentare di solito consiste in frutti di bosco come ghiande, faggiole, nocciole e castagne, bacche, radici, tuberi, bulbi, larve di insetti, lombrichi e altri invertebrati e piccoli vertebrati come anfibi, rettili, roditori e uccelli o anche carogne (Genov, 1981; Dardaillon, 1987; Onida et al. op. cit.; Groot e Bruinderink Hazebroek, 1994; Fournier-Chambrillon et al., 1995; Asahi, 1995; Baubet et al., 2003; Gómez et al., 2003; Schley e Roper op. cit.). La specie completa la sua dieta, tra le altre cose, con mais, vari cereali, e uva (Schley e Roper op. cit.; Onida et al. op. cit.) e provoca danni a prati e pascoli con il grufolamento rivoltando la terra in cerca di invertebrati del suolo (Gallo Orsi et al., 1995; Onida et al. op. cit.; Baubet et al. op. cit.), entrando in conflitto con le attività antropiche. La gestione della fauna selvatica deve essere basata sulla conoscenza dei parametri di popolazione come il numero degli effettivi e la loro struttura demografica (Andrzejewski e Jezierski, 1978; Geisser e Reyer, 2005; Genov et al., 1994; Gethoffer et al., 2007; Mitchell et al., 2007; Sabrina et al., 2009; Miller et al., 1997; Waithman et al., 1999; Sweitzer e Van Vuren, 2002). La stima della consistenza del cinghiale è spesso basata sui dati cinegetici. Questi metodi sono però molto imprecisi e hanno dimostrato che spesso non possono correttamente stimare le dimensioni di un popolazione (Monaco et al., 2003).
Come in altri paesi europei, anche in Italia negli ultimi decenni il cinghiale (Sus scrofa) ha notevolmente ampliato il proprio areale, dimostrando una grande adattabilità alle condizioni ecologiche più varie. Tra gli Ungulati italiani esso riveste un ruolo del tutto peculiare, sia per alcune intrinseche caratteristiche biologiche (si pensi ad esempio ai tassi potenziali di accrescimento delle popolazioni), sia perché è indubbiamente la specie più manipolata e quella che desta maggiori preoccupazioni per l’impatto negativo esercitato nei confronti di importanti attività economiche. L’evoluzione dell’areale distributivo del cinghiale nel nostro Paese è stata caratterizzata da un andamento sorprendente, tanto per l’ampiezza dei nuovi territori conquistati quanto per la rapidità con cui il fenomeno si è verificato. Nel giro di circa trenta anni, infatti, l’areale si è più che quintuplicato, interessando interi settori geografici ove il cinghiale mancava da molti decenni, se non da secoli, creando di conseguenza un crescente interesse venatorio per la specie, ma una condizione nuova e difficilmente controllabile, in particolar modo nelle aree intensamente sfruttate dal punto di vista agricolo dove l’effetto negativo si è concretizzato in un progressivo aumento dei danneggiamenti alle colture. L’impreparazione tecnico-politica, ha aggravato in maniera considerevole il fenomeno poiché, principalmente tra gli anni ’70 e 80 del novecento, non si è stati in grado di dare la giusta importanza al fenomeno dell’espansione demografica dell’ungulato. Un’approssimativa stima quanti-qualitativa delle popolazioni colonizzatrici, un’inadeguata applicazione delle politiche di gestione (ripopolamenti e reintroduzioni, sia in aree venabili sia in aree protette) e l’assenza di strategie di lungo respiro, non richieste dalle spinte settoriali che di volta in volta si sono manifestate, hanno prodotto nel corso del tempo un fenomeno indesiderato causato dagli animali selvatici che, ben adattatisi a tutti gli ambienti, hanno acuito il conflitto di interessi, tra cacciatori, agricoltori, ambientalisti e politici. La storica massiccia presenza del cinghiale in Europa e l’impatto ad esso riconosciuto sulle coltivazioni agrarie ha stimolato numerose esperienze di ricerca applicata sul territorio in numerosi Paesi occidentali. I diversi studi hanno dimostrato che, nelle aree ad agricoltura intensiva o negli ambienti agro-silvo-pastorali, laddove vi è presenza del cinghiale esiste una costante pressione sulle attività produttive che molti definiscono fisiologica. I risultati indicano chiaramente quindi che, invece di prefiggersi un’improbabile eliminazione dei danni, sarebbe piuttosto necessario minimizzarli e delineare strategie territoriali specifiche finalizzate al raggiungimento di un punto di equilibrio tra le esigenze antropico-sociali e quelle delle popolazioni animali selvatiche. Come da tempo anche da noi segnalato (Esposito, 1998) i danni provocati dal cinghiale non dovrebbero essere un semplice strumento di distribuzione di fondi alle popolazioni residenti, ma dovrebbero essere considerati dal mondo agricolo come una componente intrinseca degli agroecosistemi con cui è necessario convivere. Raggiungere però l’equilibrio conflittuale non è cosa facile, in particolare nei paesi a forte industrializzazione e indice di urbanizzazione. In queste condizioni è sempre più necessario individuare strategie gestionali complesse che mirino alla riduzione dei danni e all’accettazione del prelievo fisiologico. Qualunque strategia deve essere strutturata su di un processo metodologico ordinato e costante basato sulla raccolta dei dati (storici e attuali) relativi alle differenti aree interessate dai danneggiamenti accertati (sia in aree protette che ffuori), oggetto di prelievo venatorio o di gestione conservazionistica.
La gestione di una specie e della popolazione insistente in un determinato territorio non può prescindere dalle interazioni che questa instaura con l’intera biocenosi presente nello stesso ambiente, incluso l’uomo e le attività ad esso connesse. Prima di proporre qualsisia azione gestionale indirizzata al controllo di una specie, è indispensabile effettuare uno studio preliminare, storico ed attuale, teso a descrivere lo stato della popolazione cui si fa riferimento definendo la sua dimensione, la sua distribuzione e la sua struttura. Quanto affermato è valido, in linea teorica, per tutti gli esseri viventi e può essere applicata anche ad una popolazione di cinghiale. I metodi di stima dei parametri di popolazione diversificano tra di loro in funzione della specie e degli ambienti che li ospitano, così l’efficacia massima del metodo e della tecnica scelti dipendono dalle diverse caratteristiche ambientali (diversa copertura del suolo, tipo di ecosistema e di habitat) valutate nella loro intera complessità in funzione di ciò che si vuole indagare (Massei & Toso, 1993):
– Nelle aree di pianura o in aree con scarsa copertura forestale viene preferito il conteggio delle orme degli animali (foto 46 e 47). Tale tecnica, che non permette di stabilire il sesso e quindi la sex ratio della popolazione, fornisce informazioni poco dettagliate e deve essere effettuata o su terreni innevati (il giorno successivo alla nevicata) oppure su terreno soffice dopo una pioggia.
– Nelle aree fittamente boscate ma con buona presenza di radure è possibile utilizzare il metodo del conteggio diretto degli animali. Con il conteggio diretto è possibile effettuare una buona stima quantiqualitativa degli individui che compongono le popolazioni con la possibilità anche di censire i verri adulti che frequentano saltuariamente le aree di osservazione. La conta può essere effettuata da postazioni sopraelevate (figura 1, altane) situate in radure con buona visibilità e nelle quali siano stati predisposti siti di foraggiamento (governe) per attirare gli animali.
– Nei boschi fitti ed estesi l’unica tecnica possibile è quella della battute su aree campione. Il sistema per battuta ha la necessità di essere effettuato utilizzando un gran numero di uomini e cani e gli viene riconosciuto il merito di identificare le popolazioni segregate o già note all’interno di aree circoscritte.
La regolarità della raccolta dei dati e il confronto degli stessi costituiscono un operazione nota come monitoraggio. La validità del monitoraggio dipende dalla continuità della raccolta dei dati che rende possibile il confronto tra i diversi anni e le diverse stagioni, aspetto fondamentale per ottenere informazioni vicine alla realtà e condiziona le scelte gestionali da adottare. La costruzione delle serie storiche costituiscono una base indispensabile per evidenziare le tendenze evolutive dell’impatto della specie sulle risorse naturali e coltivate. Per la raccolta dei dati è necessario approntare una scheda completa ed accurata che includa i dati relativi a tutti gli eventi di danno precisamente localizzati avvalendosi del metodo di georeferenziazione (rilievo delle coordinate geografiche mediante un GPS). Il costante controllo della distribuzione geografica e dell’entità dell’impatto provocato dal cinghiale costituisce un aspetto essenziale per approntare una strategia di gestione finalizzata alla riduzione del conflitto tra l’uomo e l’animale. La conoscenza accurata del fenomeno “danno” permette, infatti, di effettuare interventi mirati di prevenzione e, se abbinata al monitoraggio delle dinamiche di popolazione, consente di definire le densità-obiettivo compatibili con le attività agricole.

martedì 12 marzo 2013

Differenze tra azienda agrituristica venatoria ed azienda faunistica venatoria.

Differenze tra azienda agrituristica venatoria ed azienda faunistica venatoria.
Le azienda faunistico venatoria hanno una superficie molto maggiore rispetto ad una azienda agrituristica venatoria, nella prima si parla di no meno di 400 ettari, nella seconda sono sufficienti anche solo 200 ettari.
Il periodo di caccia in base all provincie Toscane può andare dalla seconda settimana di Setttembre al 31 Gennaio per tutte le aziende venatorie della provincia di Pisa, invece per la provincia di Firenze il periodo di caccia finisce il 31 Dicembre per le aziende faunistiche venatorie ed il 31 Gennaio per le aziende agrituristiche venatorie.
Una delle differenze sostanziali tra le aziende agrituristiche venatorie e le aziende faunistiche venatorie è che in quest'ultime ogni cacciatore ha un periodo inferiore per poter cacciare, cioè solo 3 giorni rispetto ai 5 giorni dell'aziende agro turistiche venatorie. Inoltre in quest'ultime non vengono annotati sul tesserino il numero di capi abbattuti.
Per maggiori informazioni vi invitiamo a visionare il sito vendita aziende agricole  da cui abbiamo tratto alcune informazioni.
Sicuramente è importante precisare che non è possibile cacciare all'interno di una azienda venatoria senza il permesso della proprietario della azienda. e questo è uno dei motivi per cui molti proprietari si riuniscono in consorzio per ottenere la licenza di azienda venatoria, al fine di non permettere l'accesso ai cacciatori all'inteno della propria proprietà.
Negli anni Ottanta ci sono stati numerosi scontri tra i proprietari che non volevano i cacciatori all'interno della propria terra e quest'ultimi, oggi con le aziende venatorie, in molti casi, questo obiettivo è stato raggiunto sopratutto per chi è contrario alla caccia e non ama sentire gli spari vicino la propria abitazione.

mercoledì 27 febbraio 2013

Riproduzione del Cinghiale in Toscana


Anche se gli accoppiamenti possono avvenire durante tutto il corso dell’anno, i mesi di dicembre e gennaio sembrano essere quelli in cui si verificano il maggior numero di accoppiamenti in Europa e in Italia. In condizioni ottimali le femmine possono raggiungere la maturità sessuale tra i 9-10 mesi d’età mentre in condizioni normali la pubertà si osserva a 15-20 mesi. I maschi, più tardivi, raggiungono la maturità sessuale nel secondo anno di vita, anche se in generale, per ragioni gerarchiche (competizione intraspecifica), non viene loro concesso di accoppiarsi (Massei e Toso, 1993). Le femmine di età superiore ai due anni si accoppierebbero più precocemente rispetto a quelle di età inferiore, anche se piuttosto che l’età appare maggiormente influente il peso delle femmine (accumulo di riserve di grasso). Per essere in grado di riprodursi una femmina deve raggiungere almeno i 20 kg di peso. Alcuni studi hanno dimostrato che durante gli anni di grande produzione di ghiande (pasciona), gli accoppiamenti risultano anticipati e che l’elevata presenza di ghiande nella dieta aumenterebbe l’ovulazione e ridurrebbe la mortalità embrionale (Monaco et al., 2010). Con l’avvio della stagione riproduttiva la femmina presenta un ciclo estrale di 21-23 giorni, normalmente innescato dal fotoperiodo negativo. Normalmente l'estro della femmina dura tre giorni ma il periodo fecondo dura circa 36 ore, in caso di mancato accoppiamento è possibile che tale ciclo si ripeta, evenienza che può ripresentarsi anche dopo un parto in stagioni particolarmente favorevoli e con risorse alimentari abbondanti. Dopo il concepimento la gestazione ha una durata media di 115 giorni (108-129) ed il numero medio di feti varai in funzione dell’età delle femmine (foto 19 e 20): 3-4 per femmine di un anno; 5 per femmine di due anni, 5,5 per femmine di età superiore ai due anni; con valore medio pari a 4,9-5,0.
In generale le femmine si accoppiano e partoriscono una volta all’anno, raramente sono descritti tre parti in due anni. Il maggior numero di nascite si registra nel periodo primaverile (Marzo-Aprile).
La preparazione delle femmine al parto si manifesta con l’isolamento e la costruzione delle “lestre”: ripari nella vegetazione costituiti depressioni del terreno ricoperte da canne e frasche disposte a mo’ di area parto preparata per accogliere i piccoli che alla nascita non presentano differenze sessuali e pesano circa 700 grammi ciascuno. Dopo un primo periodo di allattamento esclusivo dalla madre, con la ricomposizione del gruppo familiare principale, i piccoli vengono allattati (foto 21) fino al terzo-quarto mese di vita da tutte le femmine del gruppo anche se non sono le loro madri (sistema della nutrice di gruppo).
In questo modo, sebbene esistano fenomeni di competizione fra i piccoli per i singoli capezzoli, viene garantito a tutti la possibilità di accedere alle mammelle delle femmine del gruppo anche in caso di morte della madre. 
Relazione Dott. Angela Amato (disponibile per consulenze)

sabato 2 febbraio 2013

COME SI ACCEDE AI CONTRIBUTI PSR ?

COME SI ACCEDE AI CONTRIBUTI PSR IN TOSCANA ?
1) Registrarsi tramite ARTEA ( Agenzia Regionale Toscana per l’erogazione in Agricoltura) o i CAA ( entri assistenza in agricoltura) all’anagrafe regionale delle aziende agricole
2) La Domanda di aiuto deve essere presentata nell’ ambito della Domanda Unica Aziendale (DUA) tramite ARTEA.
Ogni azienda agricola e pertanto ogni agriturismo in Toscana che intende beneficiare dei contributi PSR (Piano di Sviluppo Rurale) dopo la presentazione della Domanda concorrerà con le altre aziende agricole della provincia in base ai punteggi assegnati dal bando.

venerdì 18 gennaio 2013

Agriturismi Toscana: PSR aziende agricole

•Misura n.112 Insediamento di giovani agricoltori Finalità Favorire l’insediamento di giovani che intendono intraprendere l’attività agricola; favorire il ricambio generazionale Beneficiari I giovani di età fra 18 e 40 anni che intendono insediarsi per la prima volta come inprenditori agricoli professionali IAP •Misura n.114 Utilizzo dei servizi di consulenza Finalità Aiuto agli imprenditori agricoli e forestali per l’acquisizione di servizi di consulenza tecnica. Beneficiari Imprenditori agricoli ai sensi del Codice civile, detentori di aree forestali •Misura n.121 Ammodernamento delle aziende agricole Finalità miglioramento del rendimento economico; Miglioramento della qualità delle produzioni; Miglioramento ambientale; Beneficiari Imprenditori agricoli professionali (IAP) singoli o associati •Misura n.122 Accrescimento del valore economico delle foreste Finalità Accrescimento economico mediante la creazione o miglioramento delle infrastrutture di servizio, miglioramento delle condizioni delle superfici forestali, ottimizzazione della gestione delle risorse forestali. •Misura n.123 a Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli Finalità Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli primari. Il sostegno è concesso agli investimenti volti a migliorare il rendimento economico; la qualità delle produzioni; l’ambientale;la sicurezza dell’impresa. Beneficiari imprese singole o associate operante nel settore della trasformazione e/o commercializzazione ce occupano meno di 750 persone o il cui fatturato annuo non superi i 200 milioni di euro •Misura n. 123 b Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti forestali. Finalità Incremento dell’efficienza e rafforzamento della competitività delle imprese del settore forestale impegnate nell’utilizzo dei soprassuoli boschivi e la raccolta dei prodotti secondari del bosco, nonché la loro trasformazione e commercializzazione. Beneficiari Microimprese, singole o associate, operanti nella trasformazione e/o commercializzazione dei prodotti di cui sopra •Misura n.125 Infrastrutture connesse allo sviluppo e dell’adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura Finalità Miglioramento e potenziamento delle infrastrutture a servizio delle unità produttive agricole e forestali: -Rifacimento della viabilità poderale -Potenziamento, adeguamento e miglioramento della viabilità forestale interaziendale, -Realizzazione e miglioramento delle infrastrutture per adduzione acqua potabile e per uso irriguo interaziendale Beneficiari Consorzi o associazione di privati, Comuni o altri Enti pubblici e loro associazioni Misura 132 Partecipazione degli agricoltori ai sistemi di qualità alimentare Finalità Incentivazione alla partecipazione degli agricoltori ai sistemi di qualità alimentare Beneficiari Imprenditori agricoli professionali (IAP) singoli o associati Misura n. 226 Ricostruzione del potenziale forestale e interventi preventivi Finalità Migliorare la funzionalità degli ecosistemi forestali e garantire l’incolumità tramite la prevenzione degli incendi, calamità naturali,e distruzione dei boschi. Beneficiari IAP, imprese forestali, regione toscana,province, comunità montane, comuni, enti gestori dei parchi, aziende regionali, consorzi di bonifica. •Misura n. 227 Investimenti non produttivi in ambito forestale Finalità Miglioramento, tutela e valorizzazione delle foreste, al fine di potenziare la biodiveristà, la conservazione degli ecosistemi forestali anche di grande pregio. Beneficiari IAP, imprese forestali, regione toscana,province, comunità montane, comuni, e altri enti pubblici. •Misura n. 311 Diversificazione in attività non agricole

martedì 15 gennaio 2013

DESCRIZIONE ASSI PSR 2007/2013 TOSCANA

ASSE 1 MIGLIORAMENTO DELLA COMPETITIVITA’ DEL SETTORE AGRICOLO E FORESTALE Obiettivo: accrescere la competitività delle aziende agroforestali con misure destinate a favorire lo sviluppo, l’ammodernamento e l’innovazione delle stesse. ASSE 2 MIGLIORAMENTO DELL’AMBIENTE E DELLO SPAZIO RURALE Obiettivo: proteggere e rafforzare le risorse naturali, preservare le attività agricole e dei sistemi forestali ad elevata valenza naturale e a basso impatto ambientale nonché del paesaggio delle zone rurali. ASSE 3 QUALITA’ DELLA VITA NELLE ZONE RURALI E DIVERSIFICAZIONE DELL’ECONOMIA RURALE Obiettivo: sostenere le popolazioni rurali e creare opportunità occupazionali e di reddito in aree rurali ASSE 1 MIGLIORAMENTO DELLA COMPETITIVITA’ DEL SETTORE AGRICOLO E FORESTALE •Misura n. 112 Insediamento di giovani agricoltori •Misura n. 114 Utilizzo dei servizi di consulenza •Misura n. 121 Ammodernamento aziende agricole •Misura n. 122 Accrescimento del valore economico delle foreste •Misura n. 123a Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli •Misura n. 123b Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti forestali •Misura n. 125 Infrastrutture connesse allo sviluppo e dell’adeguamento dell’agricoltura e della silvicoltura •Misura n. 132 Partecipazione degli agricoltori ai sistemi di qualità alimentare ASSE 2 - MIGLIORAMENTO DELL’AMBIENTE E DELLO SPAZIO RURALE • Misura n. 214 Pagamenti agroambientali • Misura n. 216 Investimenti non produttivi • Misura n. 226 Ricostruzione del potenziale forestale e interventi preventivi • Misura n. 227 Investimenti non produttivi in ambito forestale ASSE 3 - QUALITA’ DELLA VITA NELLE ZONE RURALI E DIVERSIFICAZIONE DELL’ ECONOMIA RURALE